Il Sexodus

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Re: Il Sexodus

Messaggio da lucaliffo » gio 4 mag 2017, 21:29

ecco uno splendido esempio di quello che dicevo, allucinazioni totali presentate come "scienza" e propagandate dai media-correct.
confesso che quando leggo ste cose mi sale la violenza.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05 ... e/3561858/
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Re: Il Sexodus

Messaggio da bruttoalleccesso » ven 5 mag 2017, 8:47

lucaliffo ha scritto:
gio 4 mag 2017, 16:05
ma riassumendo che dice sta regina rossa?
La regina rossa,nome scelto per la regina del libro di Alice nel paese delle meraviglie, viene utilizzata per spiegare come e perchè avviene la coevoluzione fra organismi in stretta interazione come preda/predatore,ospite/parassita e cosa più importate fra patner sessuali.
Spiega la funzione del sesso ed i vari adattamenti fisici e mentali che avvengono fra maschio e femmina...
In estrema sintesi questo:)

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Re: Il Sexodus

Messaggio da lucaliffo » ven 5 mag 2017, 11:18

dubito che riesca a spiegare come mai in certe culture umane si sia cultuata per millenni la verginità e invece in altre i padri si vantavano quanta più gente si trombava la figlia.
e fenomeni come gay, coprofili, zoofili, feticisti, sadomaso, come li spiega?

bisogna leggere tutto... ma la prospettiva biologica in genere viene usata politicamente per affermare lo status quo di una sola cultura.
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Re: Il Sexodus

Messaggio da Zedemel » ven 5 mag 2017, 17:11

La cultura e le mode possono spiegare alcune pratiche (ora si son inventati pure il "findom" :-) )
Non spiega altre cose che sono in natura, come l'omosessualità, o il fatto che ci piaccia una persona ma non un'altra.
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Re: Il Sexodus

Messaggio da lucaliffo » ven 5 mag 2017, 23:02

il soggetto della mia domanda era la "coevoluzione" di cui parlava brutto, quindi la prospettiva biologico-evolutiva.

e anche sul nostri gusti agisce la cultura. senza che tu te ne accorga.
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Re: Il Sexodus

Messaggio da GioPod » dom 7 mag 2017, 15:29

SEXODUS parte seconda
La criminalizzazione del maschio come mezzo per liquefare sempre più la società. Parte seconda.
Le disfunzioni sessuali non sono di certo un’esclusiva del XXI secolo, né dell’Occidente. I giapponesi “erbivori” (uomini che evitano il sesso e preferiscono fare lunghe passeggiate, piuttosto che andare in moto o frequentare le donne) sono da tempo documentati e gli scienziati li considerano l’esempio migliore di una sessualità maschile che si ripiega su se stessa.

Ma sebbene il sexodus abbia un’eziologia drammaticamente diversa da quella di precedenti crisi sociali, molte caratteristiche sono simili. Ciò che risulta preoccupante circa tutti questi uomini che, sia in oriente che in occidente, stanno gettando la spugna, è la rapidità con cui questo malessere si sta diffondendo tra intere generazioni, non solo a causa della delusione sessuale, ma anche a causa di pressioni economiche ed educative riscontrate da molti giovani uomini.

Probabilmente non dovremmo esserne sorpresi. Non è affatto strano che nel disorientante mondo moderno gli uomini cerchino dei mezzi estremi che possano aiutarli a relazionarsi con l’altro sesso. Questo probabilmente spiega il successo di Julien Blanc, il quale sostiene che, nei suoi seminari, può trasformare il modo in cui le donne rispondono agli uomini. Blanc è agli estremi di un movimento chiamato “artisti del rimorchio” [pick-up artists: PUA]. Altre voci all’interno del PUA (come Daryush Valizadeh, nome d’arte Roosh V) sostengono che ci sono ragioni strutturali per cui la società si sta allontanando da un normale rapporto tra i sessi. Secondo Valizadeh, parte del problema sono le aspettative irrealistiche delle donne.

“Per l’uomo medio, andare a letto con una bella donna è ormai estremamente difficile. Oggi le donne desiderano uomini sopra la media per aspetto, corporatura, intelligenza e sicurezza di sé. Se una ragazza normale s’impegna abbastanza, può riuscire ad avere un’avventura di una notte con un ragazzo molto attraente, magari solo perché lui voleva sfogarsi. Lei allora penserà di poterlo riuscire a convincere ad impegnarsi con lei seriamente, e quindi non darà nessuna possibilità ai ragazzi normali.”

Valizadeh ha opinioni molto controverse anche sullo stato della moderna condizione femminile. Dice:

“È negativo anche il fatto che la bellezza delle donne stia rapidamente declinando, soprattutto a causa dell’obesità. Non importa quello che dicono i membri del movimento per “accettare l’obesità”: gli uomini desiderano donne in salute. Quello che accade, quindi, è che le poche ragazze carine rimaste ricevono più attenzioni del dovuto.”

Secondo Valizadeh, oggi “il 20% degli uomini migliori ha accesso all’80% delle donne migliori”, e di conseguenza le donne restano ad aspettare l’uomo perfetto, che ovviamente non arriverà mai.

Valizadeh concorda con lo scrittore Jack Donovan sul fatto che oggi gli uomini siano stati femminilizzati da una cultura che rigetta e ridicolizza tutte le caratteristiche e abitudini maschili. “Ormai trovare un modello maschile che aiuti gli uomini a divenire tali è un terno al lotto,” nota. Questi pensieri trovano eco su blog dedicati agli uomini come il famoso Chateau Heartiste a volte un po’ volgare, ma sempre interessante.

Le loro idee sono supportate anche dall’attuale stato della guerra tra i sessi, che è piuttosto singolare. Una delle cose più notevoli delle recenti scaramucce con le femministe è il fatto che pochi uomini eterosessuali si siano lasciati coinvolgere. Nella controversia sui videogame nota come Gamer Gate, l’opposizione ai “guerrieri per la giustizia sociale” (social justice warriors) e ai loro tentativi di censura su Twitter è venuta dal gay più anziano presente nella vita pubblica e da giovani geek [fanatici della tecnologia], amanti dei videogiochi e ragazzi che hanno abbandonato gli studi. Nel caso di Matt Taylor, si è trattato di geek e altre donne.

Gli uomini giovani ed etero semplicemente non ne vogliono più sapere e non si fanno coinvolgere. Persino alcune donne lasciano perdere, terrificate da quello che il femminismo (tinto di lesbismo) della terza ondata proclama di fare nel loro nome. Il risultato è che la discussione su come donne e uomini debbano interagire è dominata da gay e lesbiche. Jack Donovan, per esempio, è gay, così come il vostro cronista qui presente. Sembra quasi che i gay siano gli unici a cui importi combattere per la mascolinità.

Gli uomini vogliono relazioni normali che includano il sesso, dice Valizadeh. Alcuni di loro leggeranno i libri degli “artisti del rimorchio” o andranno ai seminari di persone come Roosh V se non riescono ad ottenerlo, o se hanno bisogno di abbandonare il comportamento da “cavaliere” instillato loro da una cultura dominata dalle donne. Cioè che colpisce molte donne è come questa decisione da parte degli uomini sia razionale e sistematica. Molti giovani uomini fanno un’analisi costi-benefici e concludono che il gioco non vale la candela. Alla fine sono le ragazze a perdere: gli uomini non hanno bisogno della prolungata intimità emozionale che viene da una relazione sessuale soddisfacente e possono quindi ricorrere a masturbazione, prostitute e avventure di una notte. Ma dal punto di vista maschile si tratta proprio di questo: una razionale rinuncia all’educazione, al lavoro e al matrimonio da parte di uomini che ne hanno avuto abbastanza, come notava già l’anno scorso il libro Men on Strike, di Helen Smith.

Gli uomini, guidati dai fatti e non dalle emozioni (come amano sostenere), vedono che la società è ingiusta nei loro confronti, e pericolosa. Fanno notare che hanno più probabilità di essere vittima di omicidi e di commettere suicidio. Le donne che scelgono di servire nelle forze armate e in genere sul lavoro hanno meno infortuni. Rispetto agli uomini, le donne hanno pene più lievi per lo stesso crimine. Nei college ci sono più borse di studio per loro. Ricevono un’assistenza medica migliore e meno cara e possono scegliere pacchetti assicurativi pensati appositamente per le donne. Quando si tratta di figli, i tribunali li affidano quasi esclusivamente alle madri. Le donne hanno meno probabilità di restare senza casa, disoccupate o di fare abuso di alcol e droghe. Hanno meno probabilità di soffrire di depressione o malattie mentali. Ricevono meno pressioni affinché raggiungano il successo finanziario. Hanno meno probabilità di vivere in povertà.

Alcuni possono chiamare queste statistiche “privilegi femminili”. Tuttavia, secondo i sostenitori dei diritti degli uomini, alle “esperienze di vita” e all’oppressione percepita dalle donne viene dato tutto lo spazio dei media, nonostante il fatto che le donne non abbiamo solo raggiunto la parità con gli uomini, ma li abbiano persino superati. Secondo la professoressa Christina Hoff Sommers (una femminista), quelle differenze che ancora esistono sono dovute a scelte da parte delle donne, e non a imparzialità strutturali. Eppure, gli uomini sono continuamente perseguitati a causa di concetti inventati come “cultura dello stupro” e “privilegi patriarcali”. La bizzarra ma inevitabile conclusione è che le donne stanno alimentando la loro stessa infelicità, portando gli uomini a considerarle nulla più che oggetti sessuali, poiché il pensiero di impegnarsi in una relazione con una donna è terrificante, o troppo faticoso da contemplare. E il sexodus avrà conseguenze molto dure anche sulle donne, perché le ricerche mostrano che quando le donne “si comportano da uomini” avendo molti rapporti sessuali casuali, diventano infelici, hanno più probabilità di soffrire di depressione e distruggono le loro possibilità di costruire una relazione seria e duratura

I giovani non si stanno ritirando in un mondo fatto solo di videogiochi o sesso anonimo. Si stanno anche immergendo in certi tipi di feticismo che agli occhi dei loro nonni sembrerebbero degni del carcere e che li allontanano sempre di più dalle donne. Considerate, per esempio, la cultura “furry” e il feticismo legato al travestitismo animale (usando costumi antropomorfi), che al momento sono in forte crescita, soprattutto grazie alla rete. Il giornale The Tab di John Rivlin ha notato che questa moda si sta diffondendo anche nei campus britannici (in quelli americani è già diffusa da molto tempo). Anche altri comportamenti sessuali alternativi, come l’omosessualità e in transessualismo, sono ormai molto comuni nei campus.

“È certamente possibile che vi sia un gran numero di persone che oggigiorno si identificano come omosessuali, bisessuali o con altri tipi di sessualità e a cui non dà fastidio essere etichettati così,” spiega Tim Squirrell, già incontrato nella prima parte. “Credo che oggi siamo più aperti e più propensi ad accettare persone che con stili di vita diversi e con diversi tipi di identità.”

Ovviamente l’emancipazione omosessuale può non essere stata del tutto positiva per le donne. A seconda delle cifre a cui credi – e per ovvie ragioni farai bene a non credere a quelle delle associazioni omosessuali o delle riviste per gay – dall’1 al 10% della popolazione adulta maschile è omosessuale (molto probabilmente la cifra reale è più vicina all’1%). Fino a qualche decennio fa, molti di questi uomini – col rischio di parlare per stereotipi, i più sensibili, artistici, attraenti e benestanti, cioè dei mariti perfetti – si sarebbero sposati, avrebbero fatto dei figli e condotto una doppia vita per soddisfare i loro desideri proibiti. Non avrebbero chiesto continuamente alle mogli di fare sesso e sarebbero stati dei padri fantastici. Ma adesso possono sposarsi con gli uomini e nella maggior parte dei casi non fanno figli. In altre parole, una grossa fetta degli uomini più desiderabili – uomini che certamente avrebbero approvato le rivendicazioni femministe – sono adesso fuori del mercato.

(Tra parentesi, ecco una cosa che non leggerete da nessun’altra parte: in media, i maschi omosessuali hanno un QI più alto, e sappiamo che in parte il QI è determinato geneticamente. Ora che i gay non devono più far finta di essere etero non si riproducono più come prima, anzi, le statistiche dicono che si riproducono a malapena. È forse esagerato dire che l’odierna tolleranza verso gli omosessuali ha reso la società… be’, un po’ più stupida? Sì, suona un po’ esagerato. Ma mentre non c’è dubbio che liberare i gay dalla loro doppia vita segreta sia stato un imperativo morale, guidato dalla compassione, nessun cambiamento sociale avviene senza dei compromessi.)

E tutto questo ancor prima di discutere la rapida crescita del sadomasochismo tra i più giovani e l’ultima frontiera dei “diritti civili”, il transessualismo, un disordine psichiatrico che la Sinistra sta impacchettando e trasformando in uno stile di vita sessuale alternativo.



La risposta al primo articolo è stata enorme. A oggi, 300.000 lettori l’hanno condiviso su Facebook e 15.500 lettori l’hanno commentato. Più di 500 uomini, di età e da Paesi diversi, mi hanno scritto in privato per esprimermi gratitudine e supporto. In particolare, le parole dei più giovani sono molto toccanti. (Com’era prevedibile, su Twitter centinaia di femministe arrabbiate lo hanno schernito definendolo “piagnucolio di maschi bianchi e infantili”, invece di entrare nel merito di tutta la storia). Ecco alcuni estratti dei messaggi da me ricevuti, riprodotti col permesso degli autori.

Mark, 24 anni: Tutti quelli che conosco si sentono allo stesso modo. Il tuo articolo ha parlato direttamente a noi. Non siamo tutti dei perdenti o degli sfigati, siamo solo ragazzi normali o troppo spaventati di essere accusati di cose terribili da qualche arpia, o a cui non interessa più l’argomento. Non posso credere che sto dicendo una cosa del genere, ma ormai per me le donne sono solo una scocciatura.

Mickey: Dico di no su tutta la linea, anche se sono etero e mi piacerebbe una relazione basata sul mutuo rispetto. Ormai però è passato tanto tempo, e gli standard di comportamento delle donne restano bassi, così come la mia tolleranza, e ormai non sembra più un desiderio realistico.

Francis, 28 anni: Sono un atleta. I miei genitori sono molto ricchi, ho molti amici e una buona vita sociale. Non esco più con le donne. A volte ho delle avventure di una notte, ma in genere riempio il mio tempo con altre cose. In college venni accusato di aver molestato una ragazza, per cui decisi che era meglio dedicarsi allo sport.

Tilo, 20 anni: Il tuo articolo sembra descrivere me e molti dei miei amici. Seguo su internet la cultura furry, in segreto. Sarebbe terribile se i miei genitori lo scoprissero, ma è l’unica cosa che mi fa eccitare. Le ragazze sono un incubo. Ho un fratello di dieci anni più grande di me e anche lui si sente allo stesso modo. Ci siamo arresi.

Hector, 26 anni: Per un certo periodo ho creduto a quello che si diceva, ed ero convinto che, col tempo, avrei sentito il bisogno di una relazione seria. Non è mai successo, e alla fine ci ho rinunciato. Oggi, poche ore prima di leggere il tuo articolo, stavo pranzando con mia madre e lei continuava a parlarmi di fidanzate e del fatto che dovevo sposarmi. Io invece continuavo a pensare “Perché dovrei sprecare la mia vita con questa roba?”, e quando ho letto il tuo articolo, qualche ora dopo, ho capito. E non credo che sia solo la mia generazione ad avere di questi problemi.

A questo punto possiamo dire con certezza che il sexodus non è solo un movimento marginale relegato alla rete. Una combinazione di improvvida ingegneria sociale, privilegi speciali per le donne, la continua presa in giro degli uomini bianchi sulla base del loro sesso e del colore della pelle e l’abbandono dei ragazzi da parte del sistema educativo ed economico ha già creato una generazione perduta (se non addirittura due).

Gli uomini hanno creato molto di ciò che di buono vi è nel mondo. È anche vero che gli eccessi della mascolinità sono responsabili per molto di ciò che non è buono, ma se vogliamo evitare di scivolare nella mediocrità e in un mondo in cui gli uomini vengono discriminati, dobbiamo cambiare l’atteggiamento della società verso di loro, e questo prima che il numero delle vittime sia tale che ogni speranza di riconciliazione tra i sessi svanisca. Se questo dovesse succedere, saranno proprio le donne a soffrirne di più.
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Re: Il Sexodus

Messaggio da Zedemel » dom 7 mag 2017, 20:54

“Per l’uomo medio, andare a letto con una bella donna è ormai estremamente difficile. Oggi le donne desiderano uomini sopra la media per aspetto, corporatura, intelligenza e sicurezza di sé. Se una ragazza normale s’impegna abbastanza, può riuscire ad avere un’avventura di una notte con un ragazzo molto attraente, magari solo perché lui voleva sfogarsi. Lei allora penserà di poterlo riuscire a convincere ad impegnarsi con lei seriamente, e quindi non darà nessuna possibilità ai ragazzi normali.”

Valizadeh ha opinioni molto controverse anche sullo stato della moderna condizione femminile. Dice:

“È negativo anche il fatto che la bellezza delle donne stia rapidamente declinando, soprattutto a causa dell’obesità. Non importa quello che dicono i membri del movimento per “accettare l’obesità”: gli uomini desiderano donne in salute. Quello che accade, quindi, è che le poche ragazze carine rimaste ricevono più attenzioni del dovuto.”

Secondo Valizadeh, oggi “il 20% degli uomini migliori ha accesso all’80% delle donne migliori”, e di conseguenza le donne restano ad aspettare l’uomo perfetto, che ovviamente non arriverà mai.


Quando dicevo che le donne hanno alzato l'asticella...
Se fossero tutte femministe dure e pure, dovrebbero considerare feccia tutti gli uomini in quanto tali, invece sono le solite eterne scuse.
Il vero problema è che pretendono di più..... e molto spesso dovrebbero guardarsi allo specchio, fisico e psichico.
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Re: Il Sexodus

Messaggio da GioPod » lun 8 mag 2017, 22:57

E in tutto questo unagran parte della responsabilità ce l'ha la femminizzazione della scuola: asili, elementari e medie sono praticamente un'esclusiva femminile, con tutto quello che comporta: mancanza di competizione, di slanci artistici, di spazi alle prove di forza, ecc.
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Re: Il Sexodus

Messaggio da GioPod » mar 9 mag 2017, 8:20

Vi vogliamo segnalare il pensiero di una pedagogista americana, Ali Carr-Chellman, che denunzia una catastrofe della formazione scolastica made in Usa, in questo caso che colpisce soprattutto i bambini di sesso maschile. Guardate questi numeri:



ogni 100 bimbe sospese a scuola ci sono 250 maschi sospesi;

ogni 100 espulse, 335 maschi espulsi;

ogni 100 femmine in scuole speciali, 217 sono i maschi nelle stesse scuole;

su 100 ragazze con problemi di apprendimento ci sono 276 maschi con quella diagnosi;

ogni 100 femmine con disturbi emotivi 324 maschi hanno disturbi emotivi;

Questi rapporti di proporzione salgono parecchio se si tratta di bambini di colore, o appartenenti a ceti non abbienti, o frequentanti scuole troppo affollate.



Negli Usa, se sei un ragazzo hai 4 volte le probabilità di vederti diagnosticato un “disordine di iperattività”, quella demenziale malattia che si sono inventati gli americani per somministrare pillole ai bambini e non avere complicazioni. Ci piace ricordare che secondo una saggia interpretazione pedagogica invece, spesso i bambini definiti “iperattivi” sono semplicemente bambini “ipostimolati” che andrebbero cioè allevati meglio, con più affetto, attenzione, stimoli, relazioni, possibilità di muoversi all’aria aperta, ecc.

Nelle università degli Usa il 60% delle lauree vanno infatti alle donne e si rischia di avvicinarsi a una popolazione universitaria al 70% composta da studentesse. Parlando con i professori questi rispondono che i maschi giocano ai videogame e scommettono sul web tutta notte, cosa che peggiora il loro rendimento scolastico.

Ebbene, per Ali Carr-Chellman i videogiochi non sono la causa, ma un sintomo. Da tempo ormai i ragazzi sono infatti come “scollegati” dalla scuola, disallineamento che avviene dai 3 ai 13 anni e per la studiosa i maschi vanno fuori sincrono con la cultura scolastica moderna per tre sostanziali motivi.

Il primo è la “Tolleranza zero”, un concetto acquisito nella società dell’insicurezza post 11 settembre. I bambini americani non possono avere pistole giocattolo, spade, pugnali dei pirati finti. La denuncia di Ali Carr-Chellman non è certo una difesa dei bulli, ma cosa significa togliere ai bambini piccoli la possibilità di “giocare duro in cortile”? Qualunque pedagogista sa di che parliamo. E il dictat della “Tolleranza zero” condiziona per esempio anche la scrittura dei maschi. Non possono scrivere cose violente e soprattutto nulla che abbia a che vedere con i videogiochi. I bambini tornano a casa e dicono: «Odio scrivere! Posso scrivere solo quello che mi dice la maestra, poesie, piccoli momenti della mia vita…» e se si chiede loro cosa vorrebbero scrivere rispondono: «Di videogiochi, di come si sale di livello, di questo mondo così interessante, di un tornado che ti entra in casa e porta via tutte le finestre, rovina i mobili e uccide tutti!». Ma se un bambino dovesse dire questo a una maestra, essa immediatamente consiglierebbe ai genitori di portarlo dallo psicologo. Una reazione semplicemente sbagliata, poiché si tratta di un bambino, un ragazzino.



Il secondo motivo è che negli ultimi dieci anni i maestri delle scuole elementari americane si sono dimezzati: dal 14% sono scesi al 7%! Significa che il 93% dei docenti che i maschi hanno a scuola sono donne. Per carità, le donne sono bravissime, ma a scuola i maschietti non hanno maschi adulti da prendere a modello che sappiano dire ai bambini «Essere uomini in gamba è un valore». Certamente hanno i padri (quando ci sono), sacerdoti, capi scout, ma 6 ore al giorno sono in un’aula di scuola, dove gli uomini quasi non esistono e allora pensano “Questo non è un posto per maschi, ma per femmine e se io qui non sono tanto bravo, forse è meglio giocare ai videogiochi”. Il messaggio profondo che arriva ai bambini è “Dovete sempre fare quello che dice la maestra” e i piccoli, che a quell’età sono mediamente vivaci, si sentono ordinare: «Siediti! Stai zitto! Fai come dico io! Obbedisci! Non perdere tempo! Concentrati!»; insomma: «Fai la femmina!», indirettamente, ma si dice loro proprio questo.



La terza criticità individuata dalla Carr-Chellman è che negli Usa l’asilo di oggi equivale assurdamente alla seconda elementare di una volta. Il percorso scolastico è compresso, i programmi esasperati. A 3 anni i bambini americani devono tutti saper scrivere il proprio nome e cognome in modo leggibile, sennò saranno considerati lenti nello sviluppo. In prima elementare devono già leggere paragrafi di testo anche senza immagini in libri di 25-30 pagine, altrimenti saranno messi in un corso di recupero per la lettura, corsi ove confluiscono 4 o 5 maschi per ogni bambina.

Il problema è serissimo ed è causato da una società che vuole bimbi di 6 mesi che sappiano leggere, ogni bambino dev’essere sopra la media e finire in scuole d’élite, cose che devastano lo sviluppo dei bambini e in particolare non funzionano per i bambini maschi.



Ali Carr-Chellman propone allora di cambiare i programmi e incontrare i maschietti sul loro terreno, nel loro specifico comportamentale e della psicologia dello sviluppo, in quella che lei riconosce essere la loro “cultura”. Vanno creati giochi migliori; oggi c’è una vera mania per i giochi educativi che però non hanno la profondità e la ricchezza narrativa dei videogiochi. Vanno realizzati videogiochi che trasmettano modelli e informazioni positive ai maschi sfruttando la capacità di coinvolgimento che quel tipo di strumento ha su di loro. Gli insegnanti devono smettere di parlare ai bambini in modo avvilente dei loro videogame, di accusarli di saper conversare solo di quegli argomenti tra di loro. Come si sentirebbe ognuno di noi adulti se venisse continuamente calpestata la sua cultura, il suo mondo? Bisogna rendersi conto che oggi i bambini ricevono una tale quantità di stimoli che sviluppano precocemente un proprio bagaglio di informazioni, di cultura, giusta o sbagliata che sia e gli insegnanti devono diventare competenti di questa ed essere più aperti. In più è necessario un cambio di mentalità in genitori, docenti, amministratori e politici per far capire loro che ci vogliono più uomini nelle aule.



Va riconsiderata la “tolleranza zero” (stiamo parlando di America) per ricominciare a rapportarsi alle modalità dell’aggressività infantile propria dei maschietti di tutto il mondo (che è naturale, che è semplicemente una forma di energia di auto sviluppo priva di connotati amorali come gli adulti tendono invece sempre a leggere) per incanalarla gradualmente e farla diventare funzionale al perseguimento dei loro obiettivi di vita, civili, alla loro voglia di esprimere la propria individualità originale, non omologata. Inoltre va decompresso il curriculum scolastico per ridare ai maschi lo spazio temporale di cui hanno bisogno. Non è cosa nota a tutti che le bambine si sviluppano prima fisicamente e intellettivamente? Per Ali Carr-Chellman, se non ci sarà questa evoluzione culturale, i maschi continueranno oggi e in futuro a lasciare le elementari dicendo: «Era un posto per femmine, non per me, quindi io posso solo giocare a videogame o fare sport», mentre tutti hanno il diritto di uscire da quell’ordine di scuola dicendosi «Sarò un uomo in gamba»



Allora noi ci chiediamo: la realtà italiana è molto diversa da questa? Non vediamo sempre più famiglie che mentre affermano in linea di principio di voler tutelare l’infanzia e il diritto al gioco dei propri bimbi poi li travolgono di corsi di ogni tipo perché siano performanti, competitivi, non rimangano indietro rispetto al figlio degli amici? Non sono spariti anche in Italia i maestri uomini dalle scuole elementari? Non si muove continuamente l’accusa ai bambini di essere troppo indisciplinati e agitati? Non è stato più in generale messo completamente in crisi un modello positivo di mascolinità, di virilità civile e illuminata, che sia capace di fare da riferimento per la crescita dei bambini maschi? Avete mai pensato a quale incredibile latitanza di figure maschili positive e di figure di padri a tutto tondo ci sia in quasi tutta la letteratura cinematografica che viene propinata da decenni alle giovani generazioni? Da Shrek a Toy Story, da Koda fratello orso ai Fantagenitori, da Ben Ten a Dragon Ball, dai Pokemon a Dragon Trainer, da Topolino e Paperino a E.T? Dove sono i padri? I modelli per i giovani uomini? Qualche sospetto viene a qualcuno?

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Re: Il Sexodus

Messaggio da Zedemel » mar 9 mag 2017, 9:15

GioPod ha scritto:
mar 9 mag 2017, 8:20

Allora noi ci chiediamo: la realtà italiana è molto diversa da questa? Non vediamo sempre più famiglie che mentre affermano in linea di principio di voler tutelare l’infanzia e il diritto al gioco dei propri bimbi poi li travolgono di corsi di ogni tipo perché siano performanti, competitivi, non rimangano indietro rispetto al figlio degli amici?
questo l'ho notato abbastanza nelle famiglie di coetanei, poi ci sono i bambini che arrivano a sera stanchi che neanche stessero preparando la maratona di Berlino :D 8-)
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