lucaliffo ha scritto:1) la stiffness è un concetto ossessivo-italiano, dovrebbe essere fondamentale per i velocisti... tuttavia in america e giamaica se ne sbattono. è che in italia ai corsi ti insegnano robe di 35 anni fa tipiche sei soliti santoni (vittori, donati...). è la triste realtà, l'ho sempre detto, non lo dico per sminuire pitt. fa parte della costellazione tipica italiana della "fissa per il piede". ma ciò non significa che a qualcuno non possa fare bene un minimo di pliometria
2) relazioni certe e confermate tra velocità e cadenza-ampiezza-tempi di contatto: ovvie e risapute da sempre (tranne dai minimalisti). ma troppo spesso si scambia la causa con l'effetto...
3) relazioni incerte tra velocità e oscillazione-bilanciamento: ovvie (per me)
Per la 1) dipende molto dal docente, c'era chi li citava ogni tre secondi, chi diceva cose diverse...
Comunque l'articolo voleva confermare l'individualità del gesto della corsa: per le 4 "cavie", al variare della velocità, non tutte le dinamiche variano in modo uguale, ci sono anche differenze notevoli.
Per esempio, il mio bilanciamento cambia radicalmente tra quando corro piano (tendo a sinistra) a quando corro forte (tendo a destra), anche se in gara sono tutto sommato bilanciato.
Per la citazione del libro, ti mandiamo gli indirizzi così sai dove spedire il churrasco?
